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I fratelli Basso
Maria e Federico Brigida nacquero a Termoli, rispettivamente il
29.04.1775 e 29.03.1777, nel palazzetto detto "Giudicato
Vecchio". Si legge nel libro del Cannarsa: " ….. si diede alla mercatura all'ingrosso, ……., con una onestà senza pari, ….. Ma la Regia Dogana, la mercatura, l' amministrazione del largo patrimonio, i santi affetti di casa, l'educazione dei figli, non gl'impedivano di avere a cuore gl'interessi della pubblica cosa, ed in una carta, che conservo, nella qualità di Maggiorato della Città, protesta energicamente contro un ricco e potente cittadino. Tenerezza degl'interessi pubblici, in tempi in cui facevano, a gara per chiudere gli occhi, diede campo a giudizio e partorì molti rancori". La madre dei Brigida, Maria Concetta Quici, era figlia del notaio Costantino e di Anna D'Alessandro. Le famiglie Brigida e Quici erano censite tra le famiglie ricche.
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Per comprendere gli
avvenimenti del
1799 che travolsero i fratelli Brigida occorre riepilogare le condizioni
storico-sociali del tempo e conoscere alcuni avvenimenti locali accaduti in
precedenza. Per far questo, oltre a quanto narra il Cannarsa, riferiamo
quanto scritto in "Puglia e pugliesi tra rivoluzione, riforma e
unità" - di Mario dell'Aquila - Galatina 1982, p.71-72:
"Dominazioni secolari avevano prodotto giurisdizioni e gabelle
contrastanti, soffocato il libero scambio di idee e mercanzie. Carestie,
calamità, malaria, saccheggi di soldati, violenze di briganti, scorrerie
di corsari erano altri moventi di miseria e degradazione. La produzione
agricola, costituita da monocultura cerealicola e da colture estensive
era monopolio del fisco, dei latifondisti e degli enti ecclesiastici,
l'artigianato, il commercio venivano ostacolati da disuguaglianze di
misure, statuti, tasse, dazi".
Il verbo di Rousseau, che aveva ispirato la rivoluzione francese si
diffuse in tutta l'Europa, recepito prima dagli spiriti e dagli ingegni più
attenti ai rinnovamenti, covando nelle sette, nei clubs patriottici
clandestini, poi si diffuse persino nell'esercito. Finì col confluire
"nell'alveo di quella filosofia della libertà, tutta meridionale,
di Bernardino Telesio, Giordano Bruno e Tommaso Campanella ... ravvivato
dal cartesianesimo, dal galileismo e dallo scientismo degli
economisti" (G.Addeo, l'Albero della libertà della repubblica
napoletana del 1799).
"Il dispotismo agonizzava e la gioventù bollente non vedeva l'ora di
spezzare le catene della tirannide e salutare il sole della libertà, che
sorgeva ad irradiare l'Universo. ... I nostri giovinetti di
spirito generoso, innamorati dei principi di fratellanza, sitibondi di
libertà, avevano abbracciato in cuor loro la causa degli oppressi ed il
grido di riscossa aveva avuto una dolce eco nelle fervide intelligenti
menti loro, le speranze, seminate da agenti diplomatici francesi, di
protezione avevano fatto aprire l'animo degli antesignani della libertà
italiana. La giovinetta età, l'inesperienza fece che l'entusiasmo li
trascinasse a frangere di un colpo ogni vincolo, e insofferenti d'indugi
li aggruppò al numero dei rivoluzionari".
"La Corte di Napoli aveva eretto i patiboli, ... aveva
sguinzagliato poliziotti e delatori. ...Le persecuzioni si succedevano ed
i sospetti divenivano sicurezza di prove ... le denunzie non producevano
danno a chi le firmava, perché i processi erano inquisitori, e si
eseguivano speditamente a porte chiuse, all'accusato era tappata la bocca,
la polizia che dava consistenza a bolle di sapone giustificava le denunzie
ed il più delle volte gli accusatori remunerati si presentavano come
testimoni.... Nelle provincie erano prese di mira famiglie specialmente
ricche ed all'anonimo delatore bastava denunziare de' denunziati le
massime, i pensieri, l'opinione, l'esaltato sentimento che si fece dal
governo passare per carattere e sostanza di reato di lesa Maestà... era
l'inquisizione del pensiero, la violenza d'ogni sorta". Bernardo Brigida era morto a soli 38 anni, il 9 novembre 1783, lasciando la moglie incinta della quinta figlia femmina, Bernarda; quindi con sette figli. I due giovani furono educati prima con l'aiuto degli zii e poi, come era consuetudine presso le famiglie ricche e nobili della città, furono mandati a Napoli per proseguire gli studi superiori. Qui entrarono in contatto con i nuovi fermenti culturali che provenivano dalla Francia.
A pag.XIII della Premessa di "Una pagina di Storia
Termolese, di Sergio Bucci, si legge: "Fu alla luce di questi
avvenimenti che si compì il destino dei Fratelli Brigida e di tanti altri
giovani molisani. Essi, rifuggendo dalla politica di difesa dei privilegi
abbracciano in cuor loro la causa degli oppressi, entrano a far parte del
gruppo giacobino capeggiato da Domenico de Gennaro". Il
tre febbraio 1799 le porte vengono aperte a quella marmaglia assetata di
sangue e di conquista, mentre Bartolomeo De Gregorio si dà alla fuga.
L'orda brigantesca si precipita nella cittadella. Il dottore Domenico
Bassani, cognato dei Brigida viene raggiunto e ferito da una fucilata e
Giovanni Puca, di sentinella innanzi all'albero della libertà, viene
ucciso. "I cittadini, presi alla sprovvista, non sanno difendersi .. assaliti, urtati, sbaragliati sparpagliati sono inseguiti, calpestati fin nelle loro case a scopo di vendetta e di bottino. Le campane suonavano a stormo non per chiamar a raccolta ma per panico che aveva preso chi non sapeva a qual partito appigliarsi in quel frangente. Quella gente raccogliticcia, armati di coltelli, spiedi, urtano le porte, le squassano, le rompono, entrano e si impossessano di quanto trovano..". La casa dei Brigida è assaltata, depredata di tutto. Gli albanesi irrompono nelle case depredandole; porteranno via "..duecentomila docati rubati al paese intero, trascinandosi uno dei cannoni presi alla Cittadella.."
Intanto i Fratelli Brigida ed altri si sono rifugiati in una stanzetta
buia attigua alla Sacrestia della Cattedrale, nascosta dietro ad un grosso
armadio. "Se lo scaccino Pasquale Marchese non li avesse
indicati a quelle belve umane" avrebbero avuto salva la vita.
Federico Brigida, pur ferito gravemente, riesce a rifugiarsi a Campomarino
dove morirà il 16 febbraio 1799 e sarà sepolto in chiesa, come risulta
dai registri canonici, firmati dal canonico Macario De Fanis. Nel luogo
dell'esecuzione, a memoria dell'accaduto, fu collocata una croce sopra un
cumulo di pietre; da qui, forse, deriva il nome "La Crocetta" di
quella contrada.
Dice Saverio Cannarsa nel suo libro: "Un tumulo di pietre con una
croce sovrapposta in aperta campagna e sulla strada che mena dalla marina
di Rio-vivo a Campomarino, nella contrada detta Molino a vento per un
edificio a torre che esiste ancora" (oggi torretta del meridiano),"servì a ricordare il luogo dell'eccidio... Gli edifici
cresciuti subitamente nell'ultimo ventennio minacciano di perdere le
tracce del sacro luogo ed io proposi che la strada ne portasse il nome
invece di quello attuale di Crocetta e fu concesso.. Quando quel luogo,
per trovarsi su di una grande strada, dovrà scomparire, penso apporre una
lapide a questi non degeneri figli dei Frentani":
E ....
Sia pace ognora al cenere adorato
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Per giunta, si racconta che
Maria Concetta Quici, inviasse i suoi servi ad
allontanare i fanciulli che disturbavano in piazza il De Gregorio, durante
le sue manifestazioni di pazzia.
Maria Concetta Quici morì a 85 anni, il 9 gennaio 1834, e fu sepolta in
cattedrale, sotto l'altare dell'Addolorata, come fa fede la seguente
lapide rinvenuta il 30 maggio 1969, durante lavori di restauro. |
Testo redatto da Antonino Tutolo, rielaborando e spesso fedelmente riportando (indicato in corsivo nel testo) quanto esposto dall'illustre concittadino Saverio Cannarsa (1859 / 1936) nel libro: "Una pagina della Storia di Termoli - Ricerche storiche su Fratelli Brigida ed altri nella rivoluzione del 1799" (Edizioni Enne, Via Monforte,7 - 86100 Campobasso. Stampato dalle Industrie Grafiche Leone di Foggia - anno 1999), sia in base al contenuto della pubblicazione di Don Marcello Paradiso, dedicata ai Fratelli Brigida, sia alle immagini, alle notizie storiche fornite da Carlo Cappella. |